La fusione nucleare replica il processo che alimenta le stelle, fondendo atomi di deuterio e trizio a temperature di milioni di gradi. A differenza della fissione, offre vantaggi cruciali: zero emissioni di CO₂ durante il funzionamento, scorie radioattive che decadono in 50-100 anni (contro le migliaia della fissione), e un combustibile quasi infinito, con deuterio estratto dall’acqua e trizio generabile dal litio.
Tuttavia, non mancano le ombre. Il trizio è radioattivo e richiede manipolazione specializzata, mentre i neutroni rilasciati durante la reazione possono rendere radioattivi i materiali del reattore. Inoltre, sebbene l’IPCC sottolinei la necessità di una fonte stabile per affiancare eolico e solare, gli esperimenti attuali di fusione hanno un bilancio energetico negativo: consumano più energia di quanta ne producano, un paradosso che progetti come ITER e CFETR mirano a risolvere.
La Cina in Azione: Tra Record e Limiti Pratici
La Cina sta guidando la corsa con progetti ambiziosi. Partecipa al progetto ITER in Francia, un esperimento da 30 miliardi di euro che punta a produrre 10 volte l’energia consumata entro il 2035. Tuttavia, i costi mastodontici e i tempi lunghi sollevano dubbi sulla scalabilità.
Parallelamente, il CFETR (China Fusion Engineering Test Reactor) mira a generare 1.500 MW entro il 2040, puntando sull’autoproduzione di trizio. Ma la complessità nel mantenere reazioni stabili rimane un ostacolo, come dimostrano i record del reattore EAST, che nel 2021 ha mantenuto 120 milioni di gradi per 101 secondi: un traguardo impressionante, ma ancora lontano dalla continuità richiesta per uso commerciale.
Oltre la Cina: Cooperazione o Competizione?
La crisi climatica richiede collaborazione, ma la realtà è mista. Gli USA puntano su SPARC, un reattore che promette energia netta entro il 2028, ma molti progetti statunitensi hanno un doppio fine civile-militare, come lo studio di bombe a idrogeno. L’Europa, con DEMO, prevede elettricità entro il 2050, timeline giudicata da molti troppo ottimistica.
Nel frattempo, startup come Helion Energy esplorano metodi alternativi, dalla compressione magnetica a quella a impatto. Tuttavia, la fusione soffre di scarsa flessibilità: le reazioni si estinguono se le condizioni non sono perfette, un limite per reti energetiche dinamiche.
Impatto Ambientale: Numeri Promettenti, Ma il Tempo Stringe
Se realizzata, la fusione potrebbe evitare 7 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno per ogni reattore da 1 GW, ridurre conflitti per risorse (grazie al deuterio marino) e liberare terreni occupati da centrali a carbone. Uno studio di Nature Energy stima che sostituendo il 30% del mix energetico globale entro il 2100, si eviterebbero 500 miliardi di tonnellate di CO₂.
Ma il condizionale è d’obbligo. Per centrare l’obiettivo, servirebbe una diffusione massiccia entro pochi decenni, mentre i tempi di sviluppo attuali – con ITER operativo nel 2035 e CFETR nel 2040 – rischiano di arrivare troppo tardi per invertire la crisi climatica.
Sfide Aperte: Non Solo Tecnologia
Oltre alla complessità ingegneristica, la fusione deve affrontare dilemmi geopolitici e sociali. La competizione USA-Cina rischia di frammentare la ricerca, mentre servirebbero accordi globali per condividere brevetti, come proposto dall’Accordo di Parigi per la Fusione (2022). Senza un fondo internazionale simile al Green Climate Fund, la tecnologia potrebbe diventare un privilegio per Paesi ricchi, escludendo quelli in via di sviluppo.
Inoltre, la produzione di trizio oggi dipende da reattori a fissione, una contraddizione che la Cina cerca di superare con metodi “a ciclo chiuso”. Ma persino questo richiede anni di test.
Conclusioni: Una Corsa Contro il Clima (e Contro Se Stessi)
La fusione nucleare non è una bacchetta magica, ma l’unica tecnologia in grado di conciliare crescita economica e decarbonizzazione. I suoi vantaggi – zero CO₂, scorie limitate, combustibile abbondante – sono controbilanciati da costi stratosferici, complessità ingegneristica e tempi incerti.
La Cina ha acceso la speranza con mega-progetti come ITER e CFETR, ma il vero traguardo sarà raggiunto solo con una cooperazione senza precedenti. Come ricorda Hoesung Lee, presidente dell’IPCC: “La fusione sarà rilevante per il clima solo se verrà sviluppata in tempo. Dobbiamo accelerare, insieme”.
a posta in gioco è chiara: investire in una tecnologia che potrebbe salvare il pianeta, ma solo se il mondo collabora più velocemente di quanto il clima collassi.
Tuttavia, non mancano le ombre. Il trizio è radioattivo e richiede manipolazione specializzata, mentre i neutroni rilasciati durante la reazione possono rendere radioattivi i materiali del reattore. Inoltre, sebbene l’IPCC sottolinei la necessità di una fonte stabile per affiancare eolico e solare, gli esperimenti attuali di fusione hanno un bilancio energetico negativo: consumano più energia di quanta ne producano, un paradosso che progetti come ITER e CFETR mirano a risolvere.
La Cina sta guidando la corsa con progetti ambiziosi. Partecipa al progetto ITER in Francia, un esperimento da 30 miliardi di euro che punta a produrre 10 volte l’energia consumata entro il 2035. Tuttavia, i costi mastodontici e i tempi lunghi sollevano dubbi sulla scalabilità.
Parallelamente, il CFETR (China Fusion Engineering Test Reactor) mira a generare 1.500 MW entro il 2040, puntando sull’autoproduzione di trizio. Ma la complessità nel mantenere reazioni stabili rimane un ostacolo, come dimostrano i record del reattore EAST, che nel 2021 ha mantenuto 120 milioni di gradi per 101 secondi: un traguardo impressionante, ma ancora lontano dalla continuità richiesta per uso commerciale.
Oltre la Cina: Cooperazione o Competizione?
La crisi climatica richiede collaborazione, ma la realtà è mista. Gli USA puntano su SPARC, un reattore che promette energia netta entro il 2028, ma molti progetti statunitensi hanno un doppio fine civile-militare, come lo studio di bombe a idrogeno. L’Europa, con DEMO, prevede elettricità entro il 2050, timeline giudicata da molti troppo ottimistica.
Nel frattempo, startup come Helion Energy esplorano metodi alternativi, dalla compressione magnetica a quella a impatto. Tuttavia, la fusione soffre di scarsa flessibilità: le reazioni si estinguono se le condizioni non sono perfette, un limite per reti energetiche dinamiche.
Impatto Ambientale: Numeri Promettenti, Ma il Tempo Stringe
Se realizzata, la fusione potrebbe evitare 7 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno per ogni reattore da 1 GW, ridurre conflitti per risorse (grazie al deuterio marino) e liberare terreni occupati da centrali a carbone. Uno studio di Nature Energy stima che sostituendo il 30% del mix energetico globale entro il 2100, si eviterebbero 500 miliardi di tonnellate di CO₂.
Ma il condizionale è d’obbligo. Per centrare l’obiettivo, servirebbe una diffusione massiccia entro pochi decenni, mentre i tempi di sviluppo attuali – con ITER operativo nel 2035 e CFETR nel 2040 – rischiano di arrivare troppo tardi per invertire la crisi climatica.
Sfide Aperte: Non Solo Tecnologia
Oltre alla complessità ingegneristica, la fusione deve affrontare dilemmi geopolitici e sociali. La competizione USA-Cina rischia di frammentare la ricerca, mentre servirebbero accordi globali per condividere brevetti, come proposto dall’Accordo di Parigi per la Fusione (2022). Senza un fondo internazionale simile al Green Climate Fund, la tecnologia potrebbe diventare un privilegio per Paesi ricchi, escludendo quelli in via di sviluppo.
Inoltre, la produzione di trizio oggi dipende da reattori a fissione, una contraddizione che la Cina cerca di superare con metodi “a ciclo chiuso”. Ma persino questo richiede anni di test.
Conclusioni: Una Corsa Contro il Clima (e Contro Se Stessi)
La fusione nucleare non è una bacchetta magica, ma l’unica tecnologia in grado di conciliare crescita economica e decarbonizzazione. I suoi vantaggi – zero CO₂, scorie limitate, combustibile abbondante – sono controbilanciati da costi stratosferici, complessità ingegneristica e tempi incerti.
La Cina ha acceso la speranza con mega-progetti come ITER e CFETR, ma il vero traguardo sarà raggiunto solo con una cooperazione senza precedenti. Come ricorda Hoesung Lee, presidente dell’IPCC: “La fusione sarà rilevante per il clima solo se verrà sviluppata in tempo. Dobbiamo accelerare, insieme”.
a posta in gioco è chiara: investire in una tecnologia che potrebbe salvare il pianeta, ma solo se il mondo collabora più velocemente di quanto il clima collassi.