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sabato 24 aprile 2021

Copenaghen pianterà centinaia di alberi da frutto nella città

L’amministrazione pubblica di Copenaghen ha deciso di piantare centinaia di alberi da frutto per la città, rendendo fruibile gratuitamente i frutti a tutti i cittadini: mele, pere, mirtilli e molto altro adorneranno la bella città danese aumentando il già ricco verde urbano.



L’attualissima idea di Copenaghen è sicuramente il miglior modo possibile per riprendersi gli spazi cittadini inglobati dal traffico e dal cemento e riavvicinare la gente ai sapori e ai cibi naturali, i cittadini, infatti, possono cogliere liberamente la frutta fresca direttamente dalle piante quando passeggiano o vanno al lavoro.

Le piante da frutto sono state scelte con cura, infatti, sono alberi di mele e arbusti di more e mirtilli locali che crescono nelle riserve naturali del Paese, come nell’Amager Nature Park; inoltre le piante sono state inserite in posti accessibili quali parchi cittadini e aree gioco dei bambini.



Tra i promotori dell’iniziativa c’è la consigliera comunale Astrid Aller, che ha dichiarato:

“Molti cittadini non hanno un giardino e non possono insegnare ai propri figli come con la natura si può convivere per trarre beneficio e migliorare la propria alimentazione.

Inoltre, vogliamo che la città sia un luogo da vivere, non uno spazio in cui muoversi solamente per cercare parcheggio. Con spazi pubblici dove sentirsi bene, come a casa; che diano un senso all'idea di bene collettivo”.

In Danimarca la pratica di poter usufruire gratuitamente della frutta sugli alberi non è una novità, anzi, già nel medioevo i cittadini potevano raccogliere erbe spontanee, frutta e verdura sia dalle terre pubbliche sia dalle colture private che si trovavano ai bordi delle strade e dei sentieri.


martedì 23 febbraio 2021

Le mucche di Chernobyl

Oltre trenta anni fa nell’aprile del 1986, a causa di alcune manovre umane errate, scoppiò il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina. Fuoriuscirono radiazioni ben 400 volte più potenti di quelle sprigionate dalla bomba esplosa a Hiroshima.

Reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl


Le città di Chernobyl e Pripyat e le campagne circostanti furono immediatamente evacuate, da quel giorno la cosiddetta “zona rosa” intorno alla centrale è completamente disabitata diventando uno dei pochi luoghi al mondo forzatamente selvaggi dove l'uomo si reca raramente.

Quando gli abitanti sono scappati, hanno abbandonato ogni cosa: casa, auto, vestiti, ricordi e, in campagna, tutti gli animali.

Questa fuga da un punto di vista scientifico ha creato una situazione molto interessante perché in una zona molto ampia è stato possibile studiare i comportamenti di piante e animali in totale libertà e in assenza dell’uomo.

Le mucche abbandonate dai contadini si sono spontaneamente riunite in una mandria, come rilevato già nel 2017 dai ricercatori della Chernobyl Radiation and Ecological Biosphere Reserve; gli scienziati hanno prima spostato la mandria all’interno di una riserva zoologica (sempre dentro la zona rossa) e da lì hanno subito iniziato a monitorare e studiare i comportamenti dei bovini.



Oggi, dopo tre anni di ricerca hanno divulgato le loro scoperte: hanno notato situazioni tipiche degli animali selvatici e quindi anomale per dei bovini da fattoria.

Le mandrie selvatiche agiscono con regole ben strutturate inoltre devono adattarsi al clima e proteggere i membri più deboli dai predatori. I bovini di Chernobyl hanno acquisito questi comportamenti, infatti, si è notato che sono molto più resistenti al freddo, i vitelli più giovani trovano posto tra un toro e le mucche anziane per proteggersi dai lupi e il toro che guida la mandria non scaccia i giovani maschi che rimanendo nel gruppo aiutano a proteggere il gruppo dai predatori a patto che non mettano in discussione la leadership del capo mandria.

Questi animali, in questa fase di inselvatichimento, sono stati paragonati agli uro che possono essere considerati gli antenati dei buoi estinti alcuni secoli fa, L’ultimo esemplare avvistato, una femmina, morì per cause naturali nel 1627 in Polonia. A mettere fine a questa specie sono state diverse cause: la caccia umana, l’avanzamento dei terreni agricoli nelle zone selvatiche e le malattie trasmesse dal bestiame domestico. La causa della loro scomparsa va fatta risalire alla caccia e al declino delle foreste.

La “mandria spontanea” e gli altri animali della riserva zoologica di Chernobyl ci permettono di studiare situazioni che in nessun altro modo avremmo potuto vedere in natura. Gli specialisti continuano a osservare i comportamenti di questi animali aggiungendo sempre nuovi dati che continuano a sorprendere.

FONTE: AMBIENTE BLOG

lunedì 11 gennaio 2021

Smartphone ricondizionati

Sta esplodendo in tutto il mondo il business degli smartphone ricondizionati, tanto che anche i produttori stessi hanno iniziato ad interessarsi al fenomeno. 




Cosa sono esattamente gli smartphone ricondizionati?

Sono telefonini usati che vengono acquistati da aziende specializzate che poi li rivendono a prezzi molto ribassati; gli smartphone vengono sottoposti ad una attenta analisi attraverso dei test (spesso molto rigidi) che mettono a nudo ogni più piccolo componente esaminandone lo stato e la qualità. Le aziende più grandi garantiscono il risultato di questi test attraverso dei protocolli certificati anche a livello internazionale. In definitiva vengono controllati la durata e la qualità della batteria, la memoria, i chips interni, il display, la fotocamera e la parte estetica della scocca controllando la presenza di eventuali graffi o ammaccature. Tutti i componenti che non superano il test vengono sostituiti e viene creato uno smartphone “ricondizionato” cioè usato ma pari al nuovo.

La qualità di questi telefonini rimessi a nuovo viene comunicata attraverso una dettagliata valutazione finale. Purtroppo ci sono anche aziende più piccole che non sempre rispettano i protocolli di qualità dichiarati, però in linea di massima c’è molta serietà in questo nuovo settore.

Il crescente business dei ricondizionati si muove soprattutto on line attraverso siti specifici: CertiDeal, BlackMarket, Joojea, Rebuy, Refurbed, Ricompro,Swappie, Trendevice. Ma anche delle sezioni specifiche in Amazon, eBay, ePrice, MediaWorld, o dallo stesso sito di Apple.

Oltre all’evidente risparmio economico acquistare smartphone ricondizionati aiuta molto l’ambiente; infatti è stato calcolato che si taglia fino all’84% del debito ambientale in termini di CO2 rispetto all'acquisto di uno nuovo (56 chili di CO2 contro i 9 chili per il ricondizionato) intendendo il ciclo completo che va dall'estrazione delle materie prime all'assemblaggio, consentendo anche di recuperare componenti preziosi quali le terre rare: elementi questi che appartenenti alla lista stilata dalla Commissione Europea “il CRMs (Critical Raw Materials)”, cioè tutte quelle materie prime essenziali e con un elevato rischio di approvvigionamento ma al tempo stesso insostituibili a causa delle loro proprietà specifiche.

Secondo il rapporto "The Global E-waste Monitor 2020" nel 2019 si sono create oltre 53 tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (il Raee), ma solo 9,3 tonnellate sono state recuperate in modo legale, le 43 tonnellate restanti sono state smaltite illegalmente nelle discariche, spesso situate nei paesi più poveri, creando danni enormi all’ambiente circostante e alle falde acquifere.

Il recupero delle terre rare e di altri minerali è doppiamente positivo perché oltre ad evitare di buttarle nelle discariche evita di estrarle dalle miniere che sono quasi sempre gestite in modo illegale. Basti pensare che L’ADME, l’agenzie per l’ecologia Francese, ha calcolato che per produrre un display di soli 5 pollici è necessario estrarre oltre 200 kg di rocce.

Il Coltan ad esempio che serve ad ottimizzare il consumo di energia nei chip viene estratto nella Repubblica democratica del Congo in miniere controllate dal crimine organizzato e da milizie armate che sfruttano la manodopera minorile ridotta in schiavitù e usano il ricavato per acquistare nuove armi.

L’elettronica di consumo è un settore che per motivi di marketing produce sempre prodotti nuovi, condizionando il consumatore ad acquistare l’ultimo modello e buttare il vecchio anche se è ancora funzionante. In questo modo si producono sempre nuovi rifiuti; viceversa chi acquista un vecchio modello di telefonino ricondizionato è meno soggetto alle lusinghe del marketing e, secondo molte indagini indipendenti, tende ad usarlo per un periodo più lungo generando quindi meno rifiuti.

La vera svolta, però, per combattere l'e-waste si avrà quando si riuscirà ad imporre alle aziende produttrici di eliminare l’obsolescenza programmata, cosa non semplice visto che ad oggi non si riesce neanche ad imporre gli accessori universali quali cuffie o caricatori sia tra i diversi device che anche tra i device uguali ma di ditte concorrenti. Molte associazioni chiedono oggi la possibilità di aggiornare i software per ritardare l'obsolescenza tecnologica ed evitare la non compatibilità con le nuove versione di app, la possibilità di ampliare la memoria, sostituire la batteria e rendere semplice ed economico fare le riparazioni più frequenti.

FONTE: AMBIENTE BLOG