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mercoledì 3 novembre 2021

Occhiali dalla plastica riciclata

The Ocean Cleanup, l'organizzazione no-profit olandese che dal 2019 ripulisce gli oceani dalla plastica, in collaborazione con il famoso designer Yves Béhar e con l’italiana Safilo ha messo in commercio degli occhiali realizzati interamente da materiale riciclato proveniente dal mare.



Gli occhiali sono realizzati in plastica iniettata riciclando il materiale recuperato dalla Great Pacific Garbage Patch (GPGP) grazie a un processo rivoluzionario che riesce a lavorare diversi tipi di plastiche che di solito risultano molto difficili da recuperare insieme, trasformandole in un prodotto di alta qualità.



In realtà è stata una vera sfida”, afferma Boyan Slat, CEO e fondatore di Ocean Cleanup. “Il materiale raccolto è misto: metà sono reti da pesca, l’altra metà sono oggetti più rigidi, come bottiglie e casse. Quindi trasformare tutto questo in un materiale utilizzabile è stato un bella sfida. Quando abbiamo annunciato che l’avremmo fatto alla fine dell’anno scorso, non sapevamo se avremmo potuto farlo (…) abbiamo dovuto creare una catena di approvvigionamento completamente nuova, perché si tratta di un materiale che non è mai stato lavorato prima“.


"Sono veramente orgoglioso di questo progetto che abbiamo sviluppato insieme a The Ocean Cleanup", ha dichiarato Angelo Trocchia, amministratore delegato di Safilo. "Siamo molto contenti di aver unito le forze con Safilo per sviluppare assieme questo primo prodotto dai rifiuti plastici”, ha detto Slat, “La collaborazione con Safilo si è dimostrata cruciale nel trasformare la plastica che abbiamo rimosso dall'oceano in un prodotto utile e durevole. Il ricavato delle vendite ci aiuterà a finanziare la nostra missione, e ci auguriamo che questi occhiali siano anche un mezzo per continuare a sensibilizzare sull'urgenza di rimuovere i rifiuti plastici dai nostri oceani".

Secondo un calcolo dei ricercatori olandesi, il materiale utilizzato per ogni paio di occhiali corrisponde alla pulizia di una porzione di oceano equivalente a circa 24 campi da calcio; in totale, quindi, l'intera limited edition contribuirà alla pulizia di circa 500mila campi da calcio nella Gpgp.

Il 100% dei profitti sarà reinvestito per proseguire la missione di clean-up.

Link utili: 

lunedì 16 agosto 2021

Riconoscimento Unesco per alcune faggete vetuste italiane

     Il MiTe (Ministero della Transizione ecologica) ha reso noto che, in occasione dei lavori tenutisi a Fuzhou in Cina, la 44/a sessione del Comitato del patrimonio mondiale dell’Unesco ha proclamato oltre 8.000 ettari di foreste italiane come patrimonio mondiale dell'umanità a dimostrazione della ricchezza e dell'unicità degli ecosistemi naturali del nostro Paese. Nello specifico la commissione ha riconosciuto "i caratteri ecologici peculiari delle faggete vetuste del “Pollinello” nel Pollino, della “Valle Infernale” in Aspromonte e di ‘Pavari’ e ‘Sfilzi’ sul Gargano.





    In una nota il MiTe ha spiegato: “L’Unesco estende oggi il più grande e articolato sito e network forestale sul piano continentale di cui l’Italia è assoluta protagonista, a dimostrazione delle eccellenze del nostro patrimonio naturalistico e delle conoscenze diffuse (…) dei nostri forestali”, “L’Italia - aggiungono dal Ministero – è tra i pochi Paesi ad aver ottenuto, dall’organismo di valutazione prima e dal comitato Unesco oggi, un giudizio pienamente favorevole su tutte le estensioni proposte, senza raccomandazioni specifiche sulla relativa gestione o sullo stato di conservazione”.

    Il riconoscimento conseguito dall’Italia – spiega il Ministero – “suggella l’iniziativa internazionale che ha avuto il coordinamento operativo del Parco nazionale Lazio, Abruzzo e Molise, in cooperazione con altri Paesi europei (Bosnia-Erzegovina, Francia, Macedonia del Nord, Montenegro, Polonia, Repubblica ceca, Serbia, Slovacchia, Svizzera), per l’estensione del sito transnazionale naturale delle Antiche faggete d’Europa. L’estensione, infatti, ha permesso l’inclusione nel sito seriale Unesco di ecosistemi forestali mediterranei dominati dal faggio collocati nei settori più meridionali (Aspromonte), oro-mediterranei /subalpini (Pollino) e di più a bassa quota (Sfilzi) della rete delle ‘Faggete vetuste d’Europa'”. Grazie all’azione di tutela “garantita dalle riserve integrali dei parchi nazionali in stretta sinergia con i Carabinieri forestali – conclude il ministero – in queste faggete si conservano inalterati i cicli naturali della vita degli alberi che rendono la foresta vetusta più resistente ai cambiamenti globali: queste foreste rappresentano, infatti, veri e propri laboratori naturali dove vivono alberi adattati a superare estati calde siccitose contribuendo così alla mitigazione del cambiamento climatico”.

domenica 18 luglio 2021

Un terribile incendio ha distrutto l’oasi WWF di Saline Joniche

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio anonimi piromani, hanno appiccato il fuoco nell'Oasi WWF area SIC – (Sito d’Importanza Comunitaria), famosa per il nidificamento dei fenicotteri rosa . Tutto è stato distrutto dalle fiamme. L’oasi è diventata un cumulo di cenere e l’area greco calabra perde uno dei pochi centri naturali rimasti.

Il disastro ambientale è stato documentato da Federico Curatola, Presidente del Centro Studi Enrico Costa. L’incendio, scoppiato nella notte, è proseguito anche nel corso della mattina del 17 luglio.


Il Pantano oltre ai fenicotteri rosa, ospita falchi di palude, varie specie di anatre, aironi, cavalieri d’Italia ed altre specie di animali. L’oasi sorge a Saline Joniche in provincia di Reggio Calabria, ed è costituita da due laghetti di acqua salmastra, unici sopravvissuti dalla bonifica di un' antica salina prosciugata negli anni ‘70.




Fonti: Federico Curatola/Facebook