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martedì 9 maggio 2023

Cocoon: la ciambella incubatrice per alberi

Non sappiamo se si sono ispirati al famoso film di fantascienza del 1985 Cocoon dove alcuni alieni per sopravvivere erano stati inseriti in alcuni bozzoli (Cocoon in inglese) per poi essere recuperati in futuro, ma la LAND LIFE COMPANY a nominato proprio con il termine Cocoon lo strumento di riforestazione da loro inventato. L’idea non è molto lontana dalla pellicola di Ron Howard: infatti si tratta di “bozzoli” in grado di mantenere in vita una piantina appena interrata per tutto il suo primo anno, quindi il periodo più critico della sua crescita.




Cocoon è un contenitore in polpa di cellulosa riciclata, impermeabilizzata con cera naturale, della forma di uno stampo da ciambella e dalla capacità idrica di 25 litri. Al centro, nel foro della ciambella, viene interrata la piantina. Tramite due corti tratti di spago immersi nella vasca piena d’acqua, l’acqua gocciola sulle radici della piantina, assicurandogli il fabbisogno idrico per un anno. Lo stampo/bozzolo viene poi chiuso con un coperchio che isola la riserva d’acqua permettendo alla piantina di svettare al centro. Attorno ad essa viene posizionata un’ulteriore protezione forata che assicura la ricezione della giusta quantità di luce, ma che protegge la pianta da un irradiamento troppo forte e dall’attacco di piccoli animali. La piantina, sul cui substrato terroso vengono sparse anche spore di un fungo simbiotico particolare del genere Mycorrizha, supportata ma non impigrita dalla riserva d’acqua costante, sviluppa un apparato radicale profondo e robusto. Il tutto con l’utilizzo di soli 25 litri d’acqua,




In tutto il mondo, esistono circa 2 miliardi di ettari di terreni che sono stati danneggiati, principalmente a causa della mancanza di alberi. La riforestazione è la soluzione più rapida per contrastare questo problema, che le Nazioni Unite considerano una delle sfide più importanti da affrontare. L’utilizzo dei Cocoons in paesi come Arabia Saudita, Kenya, Messico e California ha portato a tassi di sopravvivenza tra l’80% e il 95%, molto più alti rispetto al 10% tipico degli alberi piantati manualmente.




«Certo inizialmente i costi sono superiori a quelli di una piantumazione tradizionale – spiega Antonella Totaro di Land Life Company – dal momento che Cocoon costa circa 8 euro ed è un costo che va affrontato in anticipo, ma i risparmi nella fase successiva, sia economici che idrici, sono garantiti». In quanto tempo si biodegrada il ciambellone? «Dipende molto dall’umidità e dalla natura del terreno, ma generalmente in un anno, un anno e mezzo». E quanto dura la riserva d’acqua da 25 litri? «Stiamo studiando un prototipo più grande per garantire maggior durata, ma in generale dai 6 ai 12 mesi. Le condizioni ambientali esterne sono un fattore determinante». Ci sono specie arboree che si adattano meglio a questo tipo di coltivazione? Ce ne sono invece altre che hanno mostrato scarsa adattabilità? «Cocoon è pensato per impiantare specie arboree locali, per mantenere l’equilibrio dell’ambiente circostante. Inoltre sono da preferirsi specie che non necessitano di troppa acqua». Quali sono invece i terreni più adatti? «Terreni sabbiosi ed argillosi. I terreni troppo rocciosi non garantiscono invece la presenza del necessario strato di terra di cui la piantina ha bisogno».




Cocoon è stato utilizzato anche in Italia, infatti, fra ottobre 2016 e marzo 2017 nell’ambito di un progetto di riforestazione più ampio che comprendeva anche Spagna e Grecia, è stato utilizzato in Calabria per piantumare 2400 alberi con enorme successo.

domenica 2 aprile 2023

Alberi anti inquinamento

Quali sono i migliori alberi anti inquinamento? In Italia e altrove nel mondo sono in corso degli studi molto interessanti con l’obiettivo di individuare quali siano gli alberi in grado di aiutarci a ridurre l’inquinamento.

Gli studi condotti dal CNR-Ibimet di Bologna e dall’Università di Southampton, nel Regno Unito, pubblicate sulla rivista scientifica Landscape and Urban Planning, che si sono occupati della situazione della città di Londra, hanno verificato che gli alberi in città rimuovono tra le 850 e le 2100 tonnellate di Pm10 all’anno. Inoltre, altri studi condotti dall’American Forestry Association, hanno verificato che un albero di circa 20 metri di altezza può assorbire ogni anno circa 1000 grammi di particolato.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature, una maggiore presenza di alberi nelle città può contribuire a ridurre l'inquinamento atmosferico. Gli alberi sono in grado di assorbire grandi quantità di anidride carbonica e di produrre ossigeno, che contribuisce ad abbassare la temperatura dell'aria. Il Dipartimento di Scienze Ambientali dell'Università del Massachusetts ha verificato scientificamente che alcuni alberi sono particolarmente adatti per contrastare l'inquinamento in città. Gli alberi di questo tipo hanno un'alta abilità di assorbire le polveri sottili presenti nell'aria (oltre al ben noto Pm10, a parere degli esperti, a preoccuparci dovrebbe essere soprattutto il Pm2,5, un particolato molto fine che contiene sostanze come nitrati e solfiti) e di trattenere la luce solare riflessa che può innescare il riscaldamento globale.

Inoltre, gli alberi possono ridurre i rumori e attutire i cambiamenti climatici.

In questo articolo, esamineremo 10 tra i migliori alberi che producono risultati nella riduzione dell'inquinamento atmosferico in città. Per ogni albero, forniremo informazioni dettagliate su come possono contribuire a ridurre l'inquinamento atmosferico, come ad esempio l'assorbimento di anidride carbonica, gli effetti sulla temperatura dell'aria e sui rumori, e altro ancora.

Acero

L'Acero, comunemente conosciuto come acero, è un albero alto e robusto che può raggiungere i 30 metri di altezza. È in grado di filtrare fino al 71% delle polveri sottili, è resistente ai parassiti ed è abbastanza resistente al vento e all'inquinamento. L’acero assorbe fino a 3800 chili di CO2 in vent’anni e abbatte le isole di calore in ambienti urbani.
Ciò fa dell'acero una delle migliori opzioni per contrastare l'inquinamento delle città.


Acero


Bagolaro

Il Bagolaro (Celtis australis, chiamato anche romiglia, spaccasassi o albero dei rosari) è una pianta appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. Particolarmente adatto all’assorbimento del diossido di carbonio (3,660 kg in 20 anni), il Bagolaro può crescere fino ad un’altezza di 30 metri. Con le sue radici è in grado di farsi strada tra le pietre e addirittura di penetrare nelle rocce sgretolandole, da cui il particolare nome di albero spaccasassi.


Bagolaro



Betulla verrucosa

La Betulla verrucosa è un albero appartenente alla famiglia delle Betulaceae, proveniente dall’est Europa (Era considerata albero sacro presso i Celti) diffusasi successivamente in tutto il continente, è in grado di crescere sui terreni più impervi e nonostante il suo aspetto delicato, è uno degli alberi più resistenti al mondo. Può raggiungere i 30 metri di altezza, ed è una pianta slanciata. Anch’essa in grado di aspirare 3100 chili di CO2 dall’aria.


Betulla


Cerro

Il cerro (Quercus cerris) appartenente alla famiglia delle Fagaceae è un albero a foglie caduche che può arrivare a 35 m di altezza, possiede una folta chioma di forma ovale. A pari merito con la Betulla, assorbe fino a 3.100 chili di CO2. Il Cerro è originario dell’Europa sud-orientale e dell’Asia Minore. Nella nostra penisola, sono presenti boschi di Cerro soprattutto sugli Appennini.


Cerro


Quercia

La quercia è un albero molto robusto e resistente, che può raggiungere i 30 metri di altezza. È una delle specie più adatte per contrastare l'inquinamento, in grado di assorbire fino al 73% delle particelle di inquinamento. Anche le foglie di questo albero sono caratterizzate da un'alta resistenza all'inquinamento e alla siccità.



Quercia



Leccio

Il leccio detto anche elce, è un albero appartenente alla famiglia Fagaceae, diffuso nei paesi del mediterraneo. Ogni anno un singolo leccio è in grado di assorbire fino a 150/155 Kg di Co2 inoltre assorbe anche una grande quantità di polveri sottili ed è un ottimo indicatore dell’inquinamento da piombo.


Leccio


Olmo

Gli olmi sono alti e robusti. Possono crescere fino a 25 metri di altezza e hanno un'elevata resistenza alla siccità, il che le rende ideali per pulire l'aria nelle aree urbane. Questi alberi possono assorbire fino al 75% delle particelle di polvere fine.


Olmo

Platano

Il Platano è un albero resistente e robusto, generalmente alto tra i 20 e i 30 metri di altezza. È in grado di assorbire fino al 71% delle polveri sottili presenti nell'aria ed è molto resistente ai parassiti. Ciò rende il platano una delle migliori opzioni di albero da piantare nelle città in cui l'inquinamento è un problema.


Platano


Roverella

La roverella è la specie di quercia più diffusa in Italia. Appartiene alla famiglia delle Fagaceae ed è un albero a crescita lenta. È in grado di assorbire una grande quantità di Co2 (circa 185 kg l’anno) grazie alla sua grande e folta chioma.


Roverella


Tiglio selvatico

L'albero del Tiglio selvatico è una specie di albero caducifoglio spontaneo appartenente alla famiglia delle Malvacee, originario delle zone settentrionali dell'Europa. Questo albero si trova in molte zone della penisola italiana, ad eccezione delle isole, dell'Umbria e della Puglia. Può raggiungere un'altezza di circa 30 metri e avere un tronco con un diametro di circa 1,5 metri. In generale, il Tiglio selvatico è un albero molto longevo. È noto per essere un'ottima specie per assorbire la CO2 e per ridurre significativamente l'inquinamento atmosferico nelle zone urbane, ed è spesso utilizzato per questo motivo nei giardini delle città.


Tiglio



lunedì 16 gennaio 2023

Dissesto idrogeologico in Italia

In Italia da decenni non si riesce a fare qualcosa di significativo e duraturo per ridurre il dissesto idrogeologico. Nella sola Campania, una delle zone a più alto rischio, sono rimasti congelati 1,5 miliardi di euro per prevenire i rischi legati alle frane. L'Italia è l'unico Paese europeo che non ha ancora presentato il suo 'Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici'
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Da decenni in Italia non si adottano misure significative e durature per ridurre il dissesto idrogeologico (la somma dei fattori che degradano un territorio e lo rendono instabile anche in caso di forti piogge). Per decenni i governi si sono susseguiti, facendo promesse non mantenute, lasciando l'Italia in un Paese ad altissimo rischio idrogeologico. Secondo Legambiente, abbiamo più di 500.000 edifici (565.000 per l'esattezza) che vivono in zone ad altissimo rischio di frane.

È possibile prevenire la formazione di terreni geologicamente instabili attraverso finanziamenti e iniziative locali. Le risorse non mancano perché l'ISPRA, organizzazione governativa incaricata di studiare le questioni ambientali, riferisce che tra il 1990 e il 2022 sono stati spesi 9,5 miliardi di euro per combattere la terra geologicamente instabile. Senza dubbio, i soldi che non sono stati spesi sono sprecati; La Campania, una delle regioni più a rischio, ha 1,5 miliardi di dollari congelati per non rischiare frane catastrofiche. Alcune sovvenzioni europee non vengono utilizzate per mancanza di impegno. Nel PNRR, il totale dei fondi pari a 70 miliardi di euro, è riuscito a impegnare solo 2,5 miliardi di euro del suo finanziamento destinati alla stabilizzazione idrogeologica. Attualmente l'Italia è l'unico Paese europeo privo di un piano di adattamento ai cambiamenti climatici validato e messo in atto. Bisognerebbe risolvere rapidamente questa situazione.


Carta ISPRA della popolazione a rischio frane


Ogni euro speso in prevenzione equivale a quattro euro destinati alle spese di emergenza. Per le spese di emergenza e per accedere ai fondi, utilizzare questo rapporto da 1 a 4. Si applica anche ai programmi e ai riconoscimenti.

L'Italia è soggetta a inondazioni, frane e altri disastri naturali. Negli ultimi anni, questi eventi hanno causato molte vittime, causato danni significativi alla proprietà e hanno persino avuto un impatto sulla stagione turistica estiva. I rischi associati a questi disastri naturali si estendono sul 9,8% della superficie terrestre del Paese, hanno colpito 6.663 comuni italiani su 81.000.

Di conseguenza, In Italia si deve assolutamente ed urgentemente migliorare la sicurezza lavorando sulla prevenzione e su questioni specifiche. I ritardi principali sono dovuti ai conflitti tra le autorità locali che spesso ostacolano il lavoro su un determinato compito, oltre ad una mancanza di specialisti e progetti adeguati, inoltre, spesso si evidenzia anche una reale carenza di interesse da parte della politica su questo importantissimo problema.

Pertanto, il conflitto tra i commissari ad acta ei governi locali sulla giurisdizione spesso arresta il progresso. Questo, insieme alle questioni burocratiche, comporta un aumento del rischio per quanto riguarda l'idrogeologia.

Di fronte a un'idrologia geologicamente instabile, non siamo in grado di attuare misure che fermino disastri imminenti. Tutto ciò che possiamo fare è condonare la costruzione di sviluppi soggetti ad abusi vulnerabili all'instabilità geodinamica. Per questo motivo, le regioni non sviluppate con instabilità geodinamica sono incoraggiate a costruire. Ma le persone e i luoghi a rischio di imminente geo stabilizzazione spesso, purtroppo, possono presentare domanda di sanatoria edilizia nazionale o locale; delle 13.000 persone che vivono a Casamicciola e Lacco Ameno, in Italia, sono state presentate oltre 6.000 petizioni di sanatoria. Ogni singolo abitante ha presentato almeno una petizione e solo 22 edifici sono stati distrutti secondo gli ordini della magistratura.